Leggiamo su https://www.tomshw.it/rivoluzione-il-cammino-verso-superintelligenza-69576 un interessante articolo di Valerio Porcu
del 10 Settembre 2018, 12:44
fonte Business Insider

L’Intelligenza Artificiale innescherà una rivoluzione ma non è detto che sia positiva. Potrebbe per esempio aumentare ancora il già notevole divario tra ricchi e poveri. Lo suggerisce Kai-Fu Lee, ex dirigente di Microsoft e Google che ha partecipato a una conferenza sul tema nei giorni scorsi.
L’idea di Lee è che l’uso dell’AI nel suo pieno potenziale impone requisiti che pochi possono soddisfare: ci vuole molto denaro, bisogna avere accesso a molti dati e bisogna avere a disposizione molto personale specializzato. Requisiti così stringenti che solo poche multinazionali al mondo li possono soddisfare.
Questo porterà queste poche aziende (sette secondo un’altra esperta) a diventare monopoli di fatto. Una volta che Google, o Microsoft, o Amazon o un altro colosso si è guadagnato la cima, sarà effettivamente impossibile per un nuovo concorrente trovarsi un proprio spazio.
L’esistenza di forti monopoli è già di per sé un problema notevole ma non è l’unico. Secondo Lee, infatti, molte persone nel mondo perderanno il lavoro e, diversamente da quanto sostengo alcuni, non ci saranno nuovi posti a sostituirli. I colossi delle AI e i loro clienti useranno gli algoritmi per sostituire gli esseri umani e aumentare i profitti.
Quella di Lee non è un’opinione universalmente condivisa, e molti ritengono invece che proprio le AI rappresenteranno un’occasione mai vista prima per combattere la povertà nel mondo e favorire una maggiore equità tra ricchi e poveri. Lee tuttavia è tra quelli che ritengono più probabile l’ipotesi contraria, cioè un aumento dell’iniquità.
Lee riporta e spiega il suo punto di vista nel libro Ai Superpowers: China, Silicon Valley, and the New World Order (in uscita tra alcune settimane), e rimanda almeno parzialmente al concetto di “minaccia esistenziale”, che spesso emerge nel discorso sull’AI.
Ma quella dipinta da Lee non è una minaccia di estinzione quanto piuttosto un peggioramento dell’organizzazione del mondo, vale a dire ancora meno persone tremendamente ricche e sempre più individui sotto la soglia di povertà.
Google
Arginare questo e altri rischi legati all’evoluzione tecnologica è possibile? Sono i governi del mondo che devono preoccuparsi di agire, cercando di anticipare i possibili problemi in arrivo? Probabilmente sì ma sarebbe opportuno evitare gli errori fatti in passato nella regolamentazione delle nuove tecnologie.
A questo riguardo Lee è della stessa idea già espressa in passato da Bill Gates, Elon Musk e altri: una tassa sui robot, intesa come una tassazione molto alta solo per quelle aziende che ottengono profitti altrettanto alti grazie all’introduzione dell’AI.

La rivoluzione AI, il cammino verso la Superintelligenza
di
Tim Urban
9 Settembre 2015, 15:37
fonte Wait but Why
Rivoluzione AI, il cammino verso la Superintelligenza

Note introduttive

Nota: questo articolo nella sua versione originale è comparso sul blog Wait But Why, ed è possibile leggerlo in inglese a questo indirizzo.
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Tim Urban, autore dell’articolo originale, ha anche disegnato parte delle illustrazioni.
Tom’s Hardware pubblicherà questo articolo in sei diverse parti. Questa è la parte 1/6.
Parte 1: La rivoluzione AI, il cammino verso la Superintelligenza
Parte 2: Rivoluzione AI, dalla ANI alla AGI
Parte 3: Rivoluzione AI: immortalità o estinzione
Parte 4: Rivoluzione AI: il nostro sogno più grande
Parte 5: Rivoluzione AI: Perché il futuro potrebbe essere il nostro incubo peggiore
Parte 6: Rivoluzione AI, programmazione di una AI che non ci stermini
Nota del traduttore:
sono finito sull’articolo di Tim per le stesse ragioni che hanno spinto lui a scriverlo. In particolare era da un po’ che mi domandavo perché personaggi del calibro di Bill Gates, Elon Musk o Stephen Hawking abbiano più volte espresso una sincera e intensa preoccupazione verso la possibile nascita di un’intelligenza artificiale avanzata.
Come Tim, anche la mia visione era influenzata, per non dire deformata, da decine di libri e film di fantascienza, che dipingono sempre e immancabilmente la AI come

qualcosa, spesso negativo, ben lontana da ciò che realmente potrebbe essere.
Ho letto il suo lavoro con grande passione, scoprendo uno scrittore preparato e dotato di uno sguardo capace di sorprendersi e sorprendere, di trasmettere le proprie emozioni insieme alle sue scoperte, animate da quella che mi sembra un sincero desiderio di condividere la conoscenza.
Il testo che vi apprestate a leggere tratta un argomento tremendamente complesso, eppure Tim, grazie anche ai grafici e ai disegni di cui è autore, è riuscito a renderlo comprensibile anche ai profani. Non è proprio una lettura per bambini, ma spero di aver mantenuto almeno in parte la freschezza e la scorrevolezza dell’originale.
Nelle sue note, infine, Tom fa riferimento ai testi in lingua inglese naturalmente. In quei pochi casi dove ciò accade, ho mantenuto lo stesso riferimento per mantenere la fedeltà al numero di pagina. Dei due testi più citati, tuttavia, solo uno è stato tradotto in italiano: si tratta de La Singolarità è vicina di Ray Kurzweil, che purtroppo non esiste (ancora) in formato elettronico nella nostra lingua.
https://www.tomshw.it/rivoluzione-il-cammino-verso-superintelligenza-69576
ntroduzione: il lontano futuro è vicino
Siamo sulla soglia di un cambiamento comparabile con la nascita della vita umana sulla Terra – Vernor Vinge
Come ci si sente a stare qui?

Sembra un luogo piuttosto particolare dove trovarsi, ma bisogna ricordarsi cosa significa un grafico temporale: non possiamo vedere ciò che sta alla nostra destra. Quindi la sensazione che abbiamo davvero è rappresentata meglio dall’immagine che segue:

Il che ci fa probabilmente sentire in una situazione del tutto normale.
Il futuro remoto arriva presto

Immaginate di avere una macchina del tempo e andare nel 1750 – un’epoca in cui il mondo era in costante crisi energetica, la comunicazione a lungo raggio significava urlare o sparare con un cannone, e tutti i trasporti erano alimentati a paglia (ciò con cavalli, buoi e simili). Quando arrivate, prendete una persona e la riportate nel 2015, la portate a passeggio e osservate come reagisce a tutto ciò che vede.
È impossibile per noi capire come sarebbe per lui (diciamo che è un uomo) vedere capsule lucide che sfrecciano lungo l’autostrada, parlare con persone che poco prima erano dall’altra parte dell’oceano, guardare sport che si stanno giocando a migliaia di chilometri di distanza, ascoltare un concerto che si è tenuto 50 anni prima, e giocare con un rettangolo magico che può scattare fotografie e registrare la vita, genera una mappa con punto blu del tutto paranormale e indica dove si trova, guardare qualcuno in faccia e parlarci anche se è dall’altra parte del paese. Mondi interi di stregonerie inconcepibili; e tutto questo ancora prima di fargli vedere Internet o spiegargli cose come la Stazione Spaziale Internazionale, il Large Hadron Collider, le armi nucleari o la Teoria della Relatività. Questa esperienza per il nostro uomo del 1750 non sarebbe scioccante o anche sconvolgente, questi termini non sono abbastanza forti. Potrebbe effettivamente morire per lo shock.

Ma ecco la cosa interessante: se lui tornasse indietro al 1750 e si sentisse geloso del fatto che ci siamo goduti la sua reazione, e decidesse di fare la stessa cosa? Prenderebbe la macchina del tempo e tornerebbe indietro della stessa distanza, per prendere qualcuno del 1500 e portarlo al 1750 per mostrargli tutto. La persona del 1500 sarebbe scioccata da moltissime cose, ma non morirebbe.
Sarebbe un’esperienza molto meno folle per lei, perché anche se il 1500 e il 1750 erano molto diversi, non lo erano tanto quanto il 1750 e il 2015. La persona del 1500 imparerebbe alcune cose incredibili sullo spazio e la fisica, sarebbe impressionata dall’imperialismo europeo, e dovrebbe rivedere tutte le sue mappe. Ma osservare la vita quotidiana del 1750 – trasporti, comunicazioni e così via – non lo ucciderebbe.

No, se l’uomo del 1750 volesse divertirsi quanto ci siamo divertiti noi con lui dovrebbe tornare molto più indietro, forse fino al 12.000 Avanti Cristo, prima che la Prima Rivoluzione Agricola permettesse la nascita delle prime città e del concetto di civiltà. Se qualcuno proveniente da una mondo totalmente basato su caccia e raccolta – da un tempo in cui gli uomini erano una specie animale qualsiasi – avesse visto la società umana del 1750, con le sue chiese imponenti, navi che attraversano l’oceano, i loro concetti filosofici, e l’enorme molte di conoscenze e scoperte, probabilmente ne morirebbe.
E cosa succederebbe se anche lui, dopo essere morto, diventasse geloso e volesse fare la stessa cosa? Se tornasse indietro di 12.000 anni al 24.000 AC, prendesse qualcuno e lo riportasse al 12.000 AC e gli facesse vedere tutto. L’altro direbbe “e allora?”. Se l’uomo del 12.000 Avanti Cristo vuole divertirsi allo stesso modo dovrebbe tornare indietro di almeno 100.000 anni e trovare qualcuno a cui mostrare il fuoco e il linguaggio per la prima volta.
Per trasportare qualcuno nel futuro e ucciderlo con lo shock dell’esperienza, dovrebbe andare abbastanza avanti nel tempo da ottenere un “livello di progresso mortale”, che chiameremo DPU (Die Progress Unit). Quindi una DPU richiede 100.000 anni dai tempi della caccia e della raccolta, ma arrivati alla Rivoluzione Agricola ne bastano 12.000. Nel mondo posteriore alla Rivoluzione Industriale il mondo si è mosso tanto velocemente che un uomo del 1750 deve andare avanti solo 250 anni per raggiungere una DPU.
Questo schema – il progredire umano che va sempre più in fretta – è ciò che il futurista Ray Kurzweill chiama Law of Accelerating Returns, Legge dei Ritorni Accelerati. Succede perché le società più avanzate possono progredire più in fretta rispetto a quelle meno avanzate – proprio perché sono più avanzate. L’Umanità del XIX secolo sapeva più cose e aveva tecnologie migliori rispetto all’Umanità del XV secolo, quindi non ci deve sorprendere che l’Umanità è avanzata di più nel XIX secolo che nel XV. L’Umanità del XV secolo non poteva reggere il confronto con l’Umanità del XIX secolo.
Funziona anche su scale più ridotte. Il film Ritorno al Futuro uscì nel 1985, e “il passato” nella storia era il 1955. Nel film Michael J. Fox torna indietro al 1955 e si trova spiazzato dal fatto che la TV è una cosa nuova, dai prezzi delle bibite, dalla mancanza di amore per la chitarra elettrica e per il diverso modo di parlare. Era un mondo diverso, sì, ma se il film fosse rifatto oggi e il passato fosse il 1985, potrebbe essere un film più divertente con differenze storiche ancora più grandi. Il personaggio si troverebbe in un mondo precedente ai personal computer, a Internet, ai telefoni cellulari – il Marty McFly di oggi sarebbe un adolescente nato alla fine degli anni ’90 e si troverebbe molto più fuori posto nel 1985 di quanto succeda al Marty McFly del film nel 1955.
Anche questo è dovuto alla Legge dei Ritorni Accelerati. La velocità degli avanzamenti tra il 1985 e il 2015 era maggiore rispetto a quella tra il 1955 e il 1985, perché quest’ultimo era un mondo più avanzato – ci sono stati molti più cambiamenti negli ultimi 30 anni che nei 30 anni precedenti.
Quindi gli avanzamenti sono sempre più grandi e si verificano più velocemente. Questo suggerisce un futuro prossimo piuttosto intenso, no?
Kurzweill suggerisce che il progresso dell’intero 20esimo secolo avrebbe richiesto solo 20 anni al ritmo di avanzamento che avevamo nell’anno 2000 – in altre parole nel 2000 la velocità del progresso era cinque volte maggiore rispetto alla velocità media del 20esimo secolo. Egli è convinto che avanzamenti pari a quelli del XX secolo si siano verificati tra il 2000 e il 2014, e una quantità pari si verificherà entro il 2021, quindi in soli sette anni.
Un paio di decenni dopo, secondo Kurzweill la quantità di progresso del XX secolo si otterrà più volte in un anno, e ancora più avanti ci vorrà meno di un mese. Per via della Legge dei Ritorni Accelerati, Kurzweill crede che nel 21esimo secolo vedremo un progresso 1000 volte superiore a quello del 20esimo secolo (Kurzweil, La Singolarità è vicina).
Se Kurzweill e quelli che sono d’accordo con lui hanno ragione, allora potremmo trovare il 2030 tanto devastante quanto l’uomo del 1750 ha trovato il 2015. Ciò significa che la prossima DPU potrebbe richiedere solo un paio di decenni, e il mondo nel 2050 potrebbe apparire così diverso da quello di oggi che a stento lo riconosceremmo.